Yara: la ricerca della verità dipende dalla computer forensics


Il contenuto delle ricerche effettuate dal computer in uso a Massimo Bossetti, principale sospettato dell’omicidio della giovane Yara Gambirasio, è emerso dalle analisi effettuate dai consulenti del PM incaricato, sul pc in uso all’uomo: "tredicenni", "ragazzine", "vergini", "rosse" sono solo alcune delle parole che ricorrevano più spesso nelle presunte ricerche web fatte dal Bossetti.

Per ottenere queste informazioni i tecnici hanno esplorato il pc, i cookies, la memoria cache e i dati salvati dai browser per la navigazione web, applicando un rigoroso metodo scientifico afferente alla digital forensics, ovvero la scienza forense che si occupa dell’identificazione, della preservazione e dello studio delle informazioni contenute in sistemi di memorie digitali o informatici di ogni tipo, al fine di evidenziare l’esistenza di prove utili allo svolgimento dell’attività investigativa.

Nel caso specifico si parla di computer forensics, termine inglese che significa “informatica forense”. Questa disciplina entra in gioco quando c’è bisogno di raccogliere prove di un’azione criminosa all’interno dei computer dei sospettati. Sempre più spesso, infatti, in giudizio vengono analizzati i pc degli indagati o delle vittime alla ricerca di indizi ed elementi di prova, proprio come per il caso di Brembate.
In sostanza la computer forensics è l’estensione delle teorie, dei principi e delle tecniche della scienza forense al mondo dell’informatica e dei computer, mentre la digital forensic è un termine più ampio, che non riguarda solamente i dati contenuti nei pc, ma anche in tutti gli altri dispositivi digitali come smartphone, tablet, telecamere, fotocamere digitali, server, navigatori satellitari, sistemi di riconoscimento automatico di voci o immagini, e così via.

Il dibattito sulla raccolta di elementi di prova che possano far luce sull’omicidio di Yara però è ancora tutto aperto. L’ultimo atto, relativo all'analisi sul pc del Bossetti, essendo un accertamento irripetibile ed essendosi svolto senza la presenza dei consulenti tecnici della difesa, potrebbe non essere ritenuto valido in virtù della violazione della procedura normativa prevista in tali casi[1]. In altre parole, quando al Ris di Roma le parti hanno dato atto dell'inizio delle operazioni, altri erano già intervenuti con attività alterative degli apparati.

[1]Accertamenti tecnici non ripetibili (d. proc. pen.)
Si tratta di un'ipotesi particolare di accertamento che, a causa della possibilità di modificazioni che subisce l'oggetto dell'investigazione (persone, cose o luoghi), non è suscettibile di successiva reiterazione. Ciò giustifica la disciplina specifica prevista nell'art. 360 c.p.p., in quanto l'atto investigativo entra a far parte del fascicolo del dibattimento (art. 431 c.p.p.) ed è direttamente utilizzabile ai fini della decisione. Trattandosi di una prova assunta fuori del dibattimento, la legge prevede un meccanismo che garantisce il normale contraddittorio e prevede che l'indagato, la persona offesa e i difensori vengano avvisati, senza ritardo, della necessità di tale accertamento, con invito a nominare eventualmente un proprio consulente.
Trattandosi di attività destinata ad avere valenza probatoria, l'art. 373, co. 1, lett. e), c.p.p. esige la forma del verbale.
Se gli (—) devono essere svolti in un procedimento allo stato contro ignoti, sono inapplicabili le garanzie difensive previste dall'art. 360, anche se gli atti compiuti sono pienamente utilizzabili in dibattimento.
Occorre tenere distinti gli (—) dai rilievi irripetibili. Questi ultimi, fra i quali rientra il tampone a freddo, finalizzato al prelievo di eventuali residui indicativi dell'uso di armi da fuoco, rappresentano un'attività meramente prodromica all'effettuazione di (—), consistendo nella constatazione o nella raccolta di dati materiali pertinenti al reato e alla sua prova, cosicché, seppur irripetibili, la loro attuazione non deve avvenire con l'osservanza delle forme stabilite dall'art. 360 c.p.p.
La giurisprudenza della Suprema Corte è oscillante in merito alla qualifica di (—) per il cd. esame STUB, finalizzato al prelievo di eventuali residui indicativi dell'uso di armi da fuoco.
Rientra, invece, fra gli (—) la perizia su soluzione di lavaggio di attrezzi destinati allo spaccio di sostanze stupefacenti (bilancia, coltelli e buste di polietilene), in quanto determina una modifica dello stato delle cose tale da non consentire il rinnovo dell'atto.
Fonte: Edizioni Giuridiche Simone



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19 febbraio 2015 Redazione