Nessun mantenimento in caso di convivenza

La convivenza more uxorio fa decadere il diritto al mantenimento. Niente più alimenti quindi a chi ha una nuova famiglia di fatto perché viene meno il paramento dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner.

E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza del 3 aprile 2015 n. 6855, con la quale ha accolto il ricorso di un marito che, con sentenza non definitiva, dal 2006 era tenuto a versare un assegno divorzile di mille euro al mese alla ex moglie. La donna, nel corso della procedura di separazione, aveva però iniziato una nuova stabile convivenza, che aveva anche portato alla nascita di due figli e che, si legge nella sentenza, “aveva dato luogo ad una vera famiglia di fatto”. Il Giudice ha dunque ritenuto affermare che “una relazione more uxorio rileva ai fini della determinazione dell’assegno a carico dell’ex coniuge nei limiti in cui tale relazione incida sulla reale e concreta situazione economica della donna, risolvendosi in una condizione e fonte, effettiva e non aleatoria, di reddito”.

La Suprema Corte ha ribadito e rafforzato un precedente orientamento, riferendosi alla sentenza di Cassazione n. 17195 del 2011 secondo cui l’espressione “famiglia di fatto” indica innanzitutto una “famiglia” portatrice di valori quali la solidarietà e lo sviluppo della personalità di ogni componente e di educazione ed istruzione dei figli, intendendo dunque la famiglia come formazione sociale in cui si svolge la personalità dell’individuo, ai sensi dell’Art. 2 della Costituzione. Addirittura il precedente orientamento viene superato dal momento che, nella sentenza in esame, la Corte stabilisce i connotati di stabilità e continuità che caratterizzano la convivenza durante la quale si decide di elaborare un progetto ed un modello di vita comune, analogo a quello che caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio.

“Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile” conclude la Corte.



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15 aprile 2015 Redazione