Legittimo il licenziamento del dipendente che copre i furti del collega

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 2552 del 10 febbraio 2015 ha legittimato il licenziamento per giusta causa del responsabile dell’ufficio commerciale che, nonostante ne fosse a conoscenza, non aveva immediatamente denunciato il furto di denaro aziendale effettuato da un dipendente.


La Suprema Corte, con la sentenza n. 2552 del 10/02/2015 ha confermato la legittimità del licenziamento del dipendente, il responsabile dell’ufficio commerciale, che aveva assistito personalmente a un furto di denaro da parte di un dipendente incaricato alla manutenzione e prelievo di denaro dai parcometri, e lo aveva coperto, diventandone quindi complice.

Il furto o tentato furto di beni aziendali, in questo caso denaro contante, è uno dei motivi che può portare al licenziamento per giusta causa del dipendente, in quanto lede il vincolo fiduciario tra lavoratore e azienda, rendendo impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Con questa sentenza la Cassazione ha confermato che anche l’omessa vigilanza e denuncia da parte del responsabile degli ammanchi di denaro dovuti alla condotta fraudolenta di un altro lavoratore è motivo di licenziamento per giusta causa.

L’intenzione di coprire gli ammanchi è stata ricondotta dal datore di lavoro alla previsione di legge (articolo 45, r.d. n. 148/1931) che dispone la “destituzione nei confronti di chi consapevolmente si appropri o contribuisca che altri si appropri di beni aziendali oppure che defraudi o contribuisca a defraudare l’azienda dei suoi beni”.

La Corte ha ritenuto la condotta di copertura del collega un fatto gravemente lesivo del rapporto fiduciario intercorrente tra il datore di lavoro e il responsabile dell’ufficio commerciale, tale da non consentire la prosecuzione del rapporto lavorativo, e valido quindi per poter procedere al licenziamento.

L’omissione negli oneri di vigilanza e denuncia degli episodi in cui si erano verificati ammanchi negli incassi dei parcometri gestiti dalla società, e il fatto di aver assistito personalmente a uno dei furti attuati dal collega è stata ritenuta una condotta molto grave, tale da ledere il rapporto di fiducia e quindi passibile di licenziamento con giusta causa.

Non denunciando il collega, il responsabile si era di fatto reso un suo complice. La gravità del comportamento che ha giustificato il licenziamento è stata valutata non solo sulla base dell’omessa denuncia, ma anche considerando il fatto che il dipendente aveva taciuto nel colloquio con l’amministratore delegato di aver visto il collega armeggiare con il parcometro nonostante i sospetti e l’ingente ammontare degli ammanchi e la sua intenzione di coprire l’episodio del furto attribuendo gli ammanchi di denaro a guasti nei parcometri, non permettendo quindi azienda di recuperare il maltolto.



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24 luglio 2015 Redazione