In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo l'onere della prova spetta all'azienda

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11547 del 4 Giugno 2015 ha ribadito che in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, è l’azienda ad avere l’onere della prova.

Il licenziamento con giustificato motivo è disciplinato dall’articolo 3 della legge n. 604 del 15 luglio 1996, che stabilisce che “il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”.

La legge distingue quindi tra il giustificato motivo oggettivo e il giustificato motivo soggettivo.

Il giustificato motivo soggettivo consiste in un “notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro”, come ad esempio il fatto che il lavoratore abbandoni in modo ingiustificato il posto di lavoro, stia assente per malattia oltre il periodo consentito, minacci altri dipendenti o il datore di lavoro.

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo riguarda invece “ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”. Rientrano in questa fattispecie ad esempio il fatto che l’azienda chiuda l’attività produttiva, che venga soppressa una determinata mansione lavorativa, che alcuni servizi vengano esternalizzati.

Tramite la sentenza n. 11547/2015 la Corte di Cassazione ha ribadito che in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l’onere della prova è a carico del datore di lavoro.

L’azienda deve quindi dimostrare sia l’esistenza di un giustificato motivo oggettivo di licenziamento, che l’impossibilità di utilizzare il dipendente interessato per altre mansioni equivalenti o, in mancanza, per mansioni deteriori, sempre nel rispetto della dignità del lavoratore.

Resta valido il diritto di libertà all’attività economica privata, come indicato nell’articolo 41 della Costituzione Italiana (“L'iniziativa economica privata è libera”), ma il giudice del lavoro deve verificare la sussistenza o meno del giustificato motivo oggettivo.

Per questo motivo il datore di lavoro ha l’onere probatorio e deve dimostrare la sussistenza del giustificato motivo oggettivo, il nesso di causalità tra questo motivo e il licenziamento del dipendente, e l’impossibilità di ricollocare il lavoratore all’interno dell’azienda in un reparto diverso o spostandolo a mansioni diverse da quelle svolte in precedenza.



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19 agosto 2015 Redazione