Licenziamento con giusta causa per il dipendente che viola il divieto di fumare

La Corte di Cassazione, tramite la Sentenza n. 14481 del 10 luglio 2015, ha confermato la legittimità del licenziamento con giusta causa di un lavoratore che era stato sorpreso a fumare in una zona in cui era severamente vietato per via dell’elevato rischio di incendio.

La Suprema Corte, con la sentenza 14481/2015, ha ritenuto legittimo il licenziamento senza preavviso che un’azienda piemontese aveva comminato al dipendente reo di aver violato il divieto di fumo in una zona ad alto potenziale di rischio incendio.

Il lavoratore, impiegato nell’azienda dal 1982 e al momento inquadrato al quinto livello con mansioni di caporeparto, era stato visto fumare una sigaretta in mezzo alla porta dell’uscita di emergenza dello stabilimento di Occimiano (AL).

La normativa antincendio prevede tre categorie di rischio - basso, medio, elevato - e l’azienda era compresa tra quelle a rischio medio, per via della presenza di materiali facilmente infiammabili. Anche la perizia del CTU (consulente tecnico d'ufficio) aveva evidenziato l’alta potenzialità di rischio d’incendio nell’ambiente di lavoro e quindi la necessità di rispettare in modo rigoroso il divieto di fumo, per evitare che il comportamento di qualche dipendente potesse innescare un incendio.

Inoltre, in precedenza, il caporeparto licenziato aveva segnalato alla direzione il nome di un dipendente trovato a fumare all’interno stabilimento, e l’azienda aveva di conseguenza applicato una sanzione disciplinare al fumatore. Esistevano quindi già dei precedenti in cui era state applicate sanzioni in caso di mancato rispetto di queste norme contrattuali.

Ad aggravare la situazione del dipendente licenziato per giusta causa, il fatto di svolgere la mansione di caporeparto. Vista la piena consapevolezza del divieto di fumare in tutta l’azienda, il caporeparto avrebbe dovuto dare l’esempio agli altri dipendenti, avendo anche il compito di controllare che tutti i lavoratori del reparto rispettassero le norme contrattuali, ivi compreso il divieto di fumo.

Come già asserito anche in altre sentenze (Cassazione 12806/2014 e 17208/2002), in ambito di licenziamento con giusta causa, la valutazione della condotta del lavoratore in contrasto con obblighi che gli incombono, deve tenere conto anche del "disvalore ambientale" che la stessa assume quando, in virtù della posizione professionale rivestita, essa può assurgere per gli altri dipendenti a modello diseducativo e disincentivante dal rispetto di detti obblighi.

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26 agosto 2015 Redazione