Legittimo il licenziamento disciplinare del dipendente che si rifiuta di installare sul pc un programma per lavorare online

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14302 del 9 luglio 2015 ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare di un lavoratore che si è rifiutato di far installare sul computer un software per lavorare on line.

La Suprema Corte si è espressa, tramite la sentenza 14302/2015, in merito al licenziamento di un dipendente che aveva negato al tecnico informatico di installare un programma sul pc aziendale per poter lavorare online.

Un lavoratore dipendente, nel periodo tra il 4 e il 16 ottobre 2012 aveva più volte negato al tecnico informatico di installare sul suo computer aziendale un apposito software per poter lavorare anche online. Oltre al reiterato rifiuto, il lavoratore aveva anche deriso più volte un suo superiore, spingendolo violentemente contro una parete dell’ufficio.

In seguito al licenziamento disciplinare il lavoratore aveva presentato ricorso alla Corte d’Appello di Milano, che a sua volta aveva confermato quanto già sentenziato dal Tribunale. Il lavoratore contestava la non proporzionalità della sanzione comminata e la mancata osservanza della procedura indicata nell’art.7 della Legge 300/1970.

La Corte aveva però ritenuto il licenziamento disciplinare proporzionato alla gravità dell’atto di insubordinazione tenuto dal lavoratore, ritenendo la condotta aggravata dagli atteggiamenti derisori ed offensivi nei confronti di un superiore.

Il lavoratore aveva in seguito impugnato la sentenza in Cassazione ma la Suprema Corte ha confermato quanto deciso nei primi due gradi di giudizio ritenendo che i fatti accertati tramite prove testimoniali (cioè il diniego del lavoratore a far intervenire il tecnico per installare il programma sul pc aziendale e la successiva discussione con il superiore seguita da vie di fatto) fossero tali da legittimare il licenziamento disciplinare.

Nella sentenza viene inoltre precisato che non sarebbe stato possibile esprimere una diversa valutazione della proporzionalità della sanzione in quanto trattasi di un giudizio riservato esclusivamente al giudice di merito, che può essere vagliata in sede di legittimità solo in presenza di una motivazione non completa o illogica, situazioni non riscontrate nel caso specifico.

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10 settembre 2015 Redazione