Nei casi di addebito della separazione non è più necessaria la presenza del detective

In presenza di domanda di addebito della separazione al coniuge per violazione dei doveri coniugali, il rapporto investigativo richiesto dalla parte lesa e corredato da materiale fotografico compromettente, non deve necessariamente essere oggetto di conferma probatoria tramite escussione del detective, a patto che gli accertamenti presentati restino incontestati: questo l’ultimo verdetto in netta contrapposizione rispetto agli antecedenti orientamenti giurisprudenziali, per i quali il resoconto dell’investigatore acquisirebbe valenza legale solo se lo stesso si pronunciasse come testimone dei fatti avvenuti in sua presenza.

Secondo la recente sentenza emanata da un Tribunale di Milano infatti, per dimostrare l’infedeltà del coniuge ed iniziare un giudizio di separazione con addebito, il semplice rapporto dell’agenzia di investigazione composto da dossier e foto, pur essendo una prova sostanzialmente atipica, può comunque essere considerato sufficiente ad accertare la colpevolezza del partner, almeno fino al momento in cui quest’ultimo non avanzi obiezioni specifiche nel tentativo di rendere inattendibili le risultanze accusatorie a suo carico: solo in caso di contestazione, l’interrogatorio al detective diventa necessario per fondare la colpevolezza del fedifrago.

Stando alle nuove inclinazioni della Giurisprudenza italiana, risulta dunque chiaro quanto chi, invece di contestare l’effettiva attendibilità di un rapporto investigativo, si concentri, per esempio, su questioni come l’irregolarità amministrativa derivante dalla lesione della privacy (eccezione per il giudice infondata), commetta un grave errore, perché la mancata obiezione sull’attendibilità dei fatti dichiarati dal detective presuppone automaticamente l’effettivo riconoscimento degli stessi: una sorta di autentica tacita ammissione, che basta e avanza per fare scattare la procedura di addebito.


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15 settembre 2015 Redazione