Come tutelarsi dai furbetti della legge 104. Axerta lo spiega a Panorama

La copertina dell’ultimo numero del settimanale Panorama* è dedicata al tema dell’abuso nell’utilizzo dei permessi retribuiti previsti dalla legge n.104/92 da parte dei dipendenti aziendali.

Un esercito di 1 milione e 300 mila persone per un danno allo Stato di oltre 150 milioni all’anno ed un notevole danno di produttività aziendale, questo il quadro emerso dall’inchiesta di Gianluca Ferraris che ha analizzato il fenomeno dell’assenteismo e dell’uso improprio dei permessi retribuiti.

Come sia possibile tutelare il patrimonio aziendale lo spiegano le principali cariche di AXERTA, società investigativa specializzata nelle indagini finalizzate al contrasto delle frodi aziendali. Il Presidente, Gen. Michele Franzè, e l’Amministratore delegato, Vincenzo Francese, hanno infatti fornito alcune indicazioni su come un’azienda possa giungere a un licenziamento per giusta causa rispettando la legge e tutelando il patrimonio aziendale. Sia nel pubblico che nel privato le indagini investigative destinate ai cosiddetti “assenteisti”consentono di documentare l’uso improprio dei permessi da lavoro finalizzati all’accudimento di un familiare disabile, utilizzati però per scopi e attività differenti.

«Lo Statuto dei lavoratori stabilisce che i dipendenti non possano essere sorvegliati per controllare come svolgono le loro mansioni; si può farlo, però, se si sospetta un danno patrimoniale – spiega Francese – e la Cassazione ha stabilito più volte che oltre a furti e danneggiamenti, le assenze immotivate entrano nella casistica».

Raccogliere prove è possibile rispettando la normativa vigente e affidandosi all’operato di società investigative autorizzate. Quando il materiale raccolto dall’impresa è inoppugnabile, scatta il licenziamento per giusta causa, al quale di solito segue il ricorso del dipendente. Ma la progressiva presa di coscienza dei Tribunali del lavoro, almeno su questo punto, sta iniziando a far crescere le risoluzioni extragiudiziali.

In tempi di tagli alla spesa, soluzioni di questo tipo risulterebbero produttive anche e soprattutto nel pubblico impiego, dove la Corte dei conti stima che quota di illeciti sia quasi doppia rispetto al settore privato: “Purtroppo chi si è rivolto a un investigatore privato, come i capistruttura di alcuni enti locali, si è visto contestare un danno erariale per non aver scelto la Polizia di Stato - conclude Franzé - Il problema è che questa si può muovere solo in presenza di un’indagine penale aperta dalla magistratura. E in quel vuoto normativo tra le due opzioni finiscono per nascondersi sprechi che aggravano i conti dello Stato”.

*n. 41 del 14 ottobre 2015

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20 ottobre 2015 Redazione