Controllo email aziendale dei dipendenti privati: per la Corte Europea dei Diritti Umani è lecito

Una recente sentenza della Corte di Stasburgo ha respinto il ricorso presentato da un dipendente romeno che era stato licenziato perché trovato a utilizzare la casella e-mail aziendale per motivi privati.

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), che ha sede a Strasburgo, è stata istituita nel 1959 con lo scopo di assicurare il rispetto delle norme contenute nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

Nei giorni scorsi la Corte Europea dei diritti umani si è espressa in merito al ricorso presentato da un cittadino romeno che aveva chiesto l’annullamento della sentenza di licenziamento in quanto a sua parere era stata effettuata in violazione del suo diritto alla privacy.

Il lavoratore romeno era stato licenziato dalla ditta privata in cui lavorava in quanto il suo datore aveva scoperto che utilizzava l’indirizzo di posta elettronica aziendale per motivi personali. Nello specifico si trattava di una casella e-mail di Yahoo intestata all’azienda, che il lavoratore usava per scrivere alla fidanzata e ai familiari, violando in questo modo le regole interne dell’azienda.

Il dipendente ha presentato ricorso alla Corte Europea ritenendo che la sentenza di licenziamento con giusta causa comminatagli dai tribunali nazionali violasse il suo diritto alla privacy, in quando il datore aveva controllato i messaggi di posta sulla casella Yahoo aziendale.

La Corte di Strasburgo ha però rifiutato il ricorso ritenendo che "non è irragionevole che un datore di lavoro voglia verificare che i dipendenti portino a termine i propri incarichi durante l'orario di lavoro".

Inoltre la Corte ha ritenuto legittimo che il datore controllasse l’account email aziendale del dipendente in quanto aveva operato nella convinzione che contenesse solamente comunicazioni inerenti il lavoro.

La Corte ha altresì precisato che il licenziamento non è stato legittimato dal contenuto dei messaggi inviati a fidanzata e fratello da parte del dipendente, ma dal fatto che la casella aziendale sia stata usata a fini privati ed extralavorativi.

La Corte ha quindi confermato la sentenza emessa dal tribunale in Romania, ritenendo che i giudici romeni avessero valutato in modo corretto ed equilibrato la situazione, ponderando gli interessi dell’azienda e il diritto alla privacy dei dipendenti.

Questa sentenza rende quindi legittimo il fatto che il datore di lavoro possa controllare gli account di posta elettronica aziendale forniti ai dipendenti e che si possa giungere al licenziamento con giusta causa nel caso in cui la mail aziendale venga utilizzata per fini personali.

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13 gennaio 2016 Redazione