Le quattro prassi illecite del recupero crediti

Per sollecitare ed ottenere il pagamento di somme dovute non è lecito comunicare ingiustificatamente informazioni relative ai mancati pagamenti ad altri soggetti che non siano l'interessato ed esercitare indebite pressioni su quest'ultimo.
 
E’ quanto è stato stabilito dall’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali nella recente pubblicazione dal titolo “Privacy e recupero crediti – Le regole per il corretto trattamento dei dati personali”.
Per il Garante sono 4 le prassi lesive della dignità del debitore e, dunque, da ritenersi illecite. La prima fa riferimento alla modalità di ricerca del debitore, le restanti tre allee modalità di sollecitazione da evitare.

Nelle attività di recupero crediti non sono dunque consentite:
1) visite al domicilio o sul luogo di lavoro con comunicazione ingiustificata a soggetti terzi rispetto al debitore di informazioni relative alla condizione di inadempimento nella quale versa l'interessato;
2) comunicazioni telefoniche di sollecito preregistrate, poste in essere senza intervento di un operatore, perché con questa modalità persone diverse dal debitore possono venire a conoscenza di una sua eventuale condizione di inadempienza;
3) cartoline postali o invio di plichi recanti all'esterno la scritta "recupero crediti" o formule simili che rendono visibile a persone estranee il contenuto della comunicazione;
4) affissioni di avvisi di mora o di sollecitazioni di pagamento sulla porta dell’abitazione del debitore, potendo tali dati personali essere conosciuti da una serie indeterminata di soggetti nell'intervallo di tempo in cui l'avviso risulta visibile.



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10 maggio 2016 Redazione