Franzè su Il Resto del Carlino: in Italia un certificato su cinque è fasullo

Luca Soliani della redazione di Bologna del quotidiano Il Resto del Carlino ha intervistato il Generale Michele Franzè che da tre anni presiede Axerta, società specializzata nelle investigazioni a tutela del patrimonio aziendale. L'intervista è stata l'occasione per fare il punto della situazione sul fenomeno dell'uso illecito, da parte dei dipendenti, dei certificati medici e delle possibilità di controllo dei lavoratori anche nella pubblica amministrazione.
"Le false malattie? Sono tanto dannose quanto contagiose. Per questo le aziende private e le amministrazioni pubbliche si rivolgono sempre più ai nostri 007 per scovare i furbetti" ha esordito il Presidente. Ecco alcuni stralci del testo dell'intervista.

I lavoratori che si fingono malati sono una rarità o si tratta invece di un malcostume comune?
"La nostra esperienza ci mostra che si tratta di uno dei problemi che maggiormente affligge le imprese, e non solo".

È possibile quantificare i casi?
"Analizzando gli esiti delle visite mediche fiscali, si arriva a stabilire che le assenze per falsa malattia sono addirittura il 20% del totale. È sbagliato pensare che il Sud sia maggiormente coinvolto: l’Emilia Romagna non fa certo eccezione".

Quali sono le ripercussioni?
"Innanzitutto il calo di produttività: il 9% per il settore pubblico e oltre il 16% per quello publico. E poi c’è l’effetto emulazione".

Ci sono giorni preferiti dai malati immaginari?
"Assolutamente. Oltre il 70% dei certificati di malattia viene presentato il venerdì o il lunedì. E questo non è certo un caso".

L’assenteismo riguarda solo le finte malattie?
"No, sono in crescita anche i permessi per falso dovere assistenziale familiare. E anche su quello abbiamo numerose investigazioni in atto".

Chi si rivolge ad Axerta?
"Dal piccolo privato alla multinazionale. Ma ora anche tante amministrazioni pubbliche: fino a qualche anno fa temevano di incappare nei rilievi della Corte dei Conti. Alcune recenti sentenze hanno però scongiurato l’eventualità. E così hanno iniziato ad affidarci i casi".

Quale è la situazione?
«Una nicchia di impunità e immunità. Le forze di polizia non riuscivano a far fronte a tutte le richieste. E così c’è chi se ne è approfittato...".

Quanti sono i vostri 007?
«Voglio innanzitutto specificare che non si tratta di ‘semplici’ investigatori. Il team è formato da oltre 50 professionisti interni con competenze giuridiche, investigative, scientifiche, tecnologiche e informatiche".

È difficile far licenziare un lavoratore scorretto?
"Affatto. Realizziamo un dossier pronto per andare davanti al giudice del lavoro. E infatti il più delle volte al giudizio nemmeno si arriva: il furbetto si sente inchiodato e rinuncia alla causa".

Intervista completa


Condividi con:

Vai alla lista news
20 settembre 2016 Redazione