Appalti: dall'assegnazione alla gestione nel mirino delle organizzazioni criminali

Dalle analisi svolte dalla Direzione Investigativa Antimafia sembrerebbe che l'interesse delle mafie si stia spostando dalla fase dell'aggiudicazione alle fasi successive, soggette a minori controlli.

Anche il settore edile, sia pubblico che privato, continua ad essere oggetto di attenzioni da parte dei clan che si infiltrano nel settore degli appalti, delle forniture e della produzione e distribuzione degli inerti. Si tratta di un fenomeno che ormai colpisce l'intera Italia, non essendo più prerogativa delle regioni meridionali. Le indagini concluse nel semestre hanno fatto emergere collusioni tra organizzazioni criminali, apparati amministrativi e imprenditoriali. Tali rapporti, incrementati da pratiche corruttive, si sviluppano attraverso l'illecita concessione di autorizzazioni, licenze e varianti urbanistiche, l’omissione dei controlli, l’imposizione di assunzioni, di affidamenti di incarichi di progettazione, di lavori e manutenzioni, fino all'aggiudicazione delle gare alle imprese criminali.

Il c.d. "metodo a tavolino" risulta il più utilizzato per orientare le gare di appalto che consiste nella programmazione illecita delle gare con accordi taciti di rotazione. Di fatto, le imprese partecipanti si impegnano, a turno, ad offrire nel corso della gara il maggior ribasso, già concordato tra loro preventivamente, ottenendo così la certezza dell'aggiudicazione dell'appalto. Alla luce delle complesse modalità di infiltrazione nel settore risulta indispensabile un attento monitoraggio delle commesse e degli appalti pubblici per evitare la partecipazione di imprese criminali con conseguenti rischi di pratiche corruttive e alterazioni degli equilibri di mercato.

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28 febbraio 2017 Redazione